Da piccola ho imparato che la musica non è solo suonare note: è ascoltare gli spazi tra di esse. Ho scelto la viola, uno strumento che in pochi conoscono, spesso invisibile nelle fotografie di un'orchestra, eppure indispensabile. Come il basso elettrico: se non c'è, si sente la mancanza. La viola è calore, è profondità, è il collante silenzioso che tiene insieme l'armonia. Quando manca, qualcosa suona storto, anche se non si riesce a capire perché.
Fare brand strategy, per me, significa esattamente questo: trovare quella nota mancante. Quella frequenza autentica che rende un'identità riconoscibile, che trasforma un marchio in una presenza che le persone sentono e a cui scelgono di tornare.